venerdì 23 giugno 2017

Zucchine in aceto, sott'olio

Una delle verdure dell'estate dopo il pomodoro è sicuramente la zucchina, nel Calendario del Cibo italiano oggi è la GN della Zucchina, moltissime le ricette che la vedono protagonista perchè non conservarle per l'inverno?


Con il caldo di questa pazza estate si possono trovare anche delle zucchine che in una notte crescono velocemente, freschissime ma grandi occasione perfetta per poterle preparare e conservare per l'inverno

Zucchine sott'olio
zucchine
sale
aceto
vino bianco
olio
aglio
aromi (salvia pepe rosmarino basilico)
Tagliare le zucchine a fettine sottilissime, se fossero troppo grosse togliere la parte centrale con i semi, metterle per un po' cosparse di sale in una scodella e lasciare che facciano uscire la loro acqua, potete notare quanta acqua hanno fatto dopo un paio d'ore
Dopo un paio d'ore mettere a bollire l'aceto (1/2litro) con del vino bianco e gli aromi e due spicchi d'aglio
Quando l'aceto bolle buttare le zucchine un po' alla volta e come riprendono il bollore toglierle (attenzione serve solo un minuto) con una schiumarola e stenderle ben distese su uno strofinaccio a scolare
Quando dopo un po' si saranno scolate iniziare a riempire i vasetti
Alternare le zucchine con un po' d'olio, dell'aglio a fettine e qualche grano di pepe
Quando il vasetto è pieno coprire con olio
Le zucchine sarebbero già buonissime così, però se resistete a mangiarle per almeno un mesetto diventano deliziose
E bello conservare i profumi e i colori dell'estate
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mercoledì 21 giugno 2017

Le mie simil-lorighittas al pomodoro fresco


Primo giorno d'estate e con essa la natura ci regala moltissimi frutti, ma per me il vero simbolo dell'estate è il pomodoro che matura sotto i caldi raggi del sole e che ti accoglie nell'orto con la sua fragranza appena lo assaggi.
Dopo il pomodoro il Calendario del Cibo italiano celebra la Gn della Pasta al pomodoro, un piatto d'eccellenza dove la vera fragranza del pomodoro la si trova in un sughetto semplice con dei pomodorini saltati in padella.

La scelta della pasta non è stata semplice, tutte mi sembravano scontate per questa giornata poi da Pattty ho visto loro ed è stato amore a prima vista, certo le mie non sono perfette c'è ancora moltissimo da imparare però che soddisfazione ed il piatto era buonissimo.

Ricetta e procedimento è quella del post di Patty che vi riporto quasi integralmente, ma vi consiglio di leggere il suo post per la storia di questa bellissima pasta e guardate il video documentario

Lorighittas al pomodoro fresco
Ingredienti per 3/4 persone
300 g di semola rimacinata
150g di acqua in cui avrete sciolto un generoso pizzico di sale.

Versate la semola sulla spianatoia e fate una fontana. Cominciate a versare l'acqua al centro pizzicando la semola per assorbire l'acqua. Aiutatevi mescolando con la mano ed aggiungete acqua via via che questa verrà assorbita. 
Quando avrete terminato l'acqua, cominciate ad impastare, raccogliendo le briciole di impasto intorno a voi, con un tarocco. Impastate con energia ma senza stirare troppo l'impasto, che dovrà essere richiuso su se se stesso usando i polsi. Dovrete dedicare all'impasto almeno una decina di minuti, per ottenere una palla liscia e setosa, senza alcuna imperfezione. 
Fatela riposare avvolta da pellicola trasparente. 
Una volta pronta, cominciate. 
Le tecniche per ottenere i fili di pasta la tradizione vuole che il filo di pasta venga "filato" direttamente dalla palla come potete vedere anche dal video linkato. Per praticità e poca padronanza ho tagliato dei piccoli pezzi di impasto che ho tirato mantenendo il resto della pasta sempre coperto per non farlo seccare. 
Arrotolate il filo di pasta intorno a 2 o 3 dita facendo 2 giri e recidendo la pasta a contatto con il suo capo. Adesso dovete effettuare una torsione dei due anelli di pasta ai vertici, arrotolandoli su se stessi con estrema delicatezza. Questi si intrecceranno formando una piccola "catenella" simile ad un orecchino. 
Appoggiate la vostra lorighittas su un panno di cotone o lino cosparso di semola e lasciatela all'aria fino a che non si indurisca. Proseguite così fino all'esaurimento dell'impasto 
Una volta seccate, potranno conservarsi a lungo protette da polvere ed umidità. 
Quando volete gustare il vostro piatto di lorighittas, portate ad ebollizione una pentola d'acqua e poi tuffarci le lorighittas e cuocerle.
Mentre le lorighittas cuociono preparare il sughetto di pomodoro

Pomodori freschi ciliegina
olio exstra vergine
sale - pepe
origano
basilico

In una pentola, dove dopo faremmo saltare la pasta, mettere un filo d'olio e far riscaldare leggermente, poi aggiungere i pomodori ciliegina tagliati a metà e far cuocere per qualche minuti fino a quando i pomodorini inizieranno ad ammorbidirsi, spegnere e regolare con origano, sale e pepe.
Quando la pasta sarà cotta accendere sotto la padella con il sugo e far saltare la pasta per un paio di minuti aggiungendo dell'olio extra vergine se fosse necessario, poi servire immediatamente con qualche fogliolina di basilico.
Una pasta deliziosa da gustare

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martedì 20 giugno 2017

Lime and Lemon Marmalade di C.Phipps

Il mese scorso ho avuto il piacere e l'onore di poter analizzare il libro “Citrus” di Catherine Phipps lo Starbooks di maggio '17 e ho preparato una deliziosa Shaker Lemon Pie, però un'altra ricetta mi aveva catturato ed è quella che vi presento oggi e con la quale partecipo allo Starbook Redone di giugno 2017 

Lime and lemon marmelade 
Dosi per 3 vasetti 400gr ( per lei 4 da 450g) 
250 g lime (circa 3-4) 
125 g limoni (1-2) 
900 ml acqua 
750 g zucchero semolato 

Tagliare i limoni e i lime a metà e spremerli, poi mettere il succo in una grande ciotola con l’acqua. Dai limoni e lime spremuti raschiare-staccando la membrana per toglierla più facilmente tagliare le metà ancora a metà e quindi con un attimo di pazienza staccare la buccia. 
Mettere le membrane e la polpa rimasta dalla spremitura in un pezzo di stoffa di cotone, poi chiudere saldamente con un pezzo di spago e metterla nella ciotola con il succo. 
Tagliare la buccia a fettine molto sottili ed aggiungerle nella ciotola con il succo, coprire tutto e far riposare per tutta la notte, possono però bastare anche alcune ore. 
Trascorso il tempo del riposo trasferire tutto il succo con le bucce in una padella, portare a bollore, poi spegnere coprire e lasciare raffreddare per circa 2 ore fino a quando la buccia sarà ammorbidita. 
Accendere il forno a bassa temperatura (circa 50°), poi mettere lo zucchero ben distribuito in una teglia del forno e mettere nel forno a riscaldare, questo aiuterà a sciogliersi più facilmente, producendo meno schiuma ed ottenendo una gelatina più chiara. 
Dalla pentola togliere il sacchettino con le membrane dopo aver ben schiacciato per recuperare tutto il succo, quindi scartarlo. 
Aggiungere lo zucchero riscaldato nella pentola con succo e bucce, quindi cuocere a fuoco lento, mescolando fino a completo scioglimento, poi alzare la fiamma e lasciare bollire la marmellata fino al punto di addensamento fra i 7 e 10 minuti 
Togliere dal fuoco, poi quando il bollore si è calmato, togliere eventuali residui, poi lasciare raffreddare la marmellata per circa 10 minuti, quindi mescolare bene per distribuire uniformemente la buccia in tutta la gelatina quindi mettere nei vasetti puliti e sterilizzati, poi coprire e far raffreddare 

Nota 
*Il tempo di addensamento della marmellata può variare in base ai livelli di pectina presenti nella frutta utilizzata. Per provare mettere un po’ di marmellata, su un piattino raffreddato in frigorifero, lasciare raffreddare un po’ poi passare con un dito sulla superficie se fa le rughe è il punto giusto e la marmellata è pronta, in caso contrario bollire ancora un po’. 
Si può controllare anche con un termometro da zucchero, la marmellata è pronta quando raggiunge i 105° C. 

Note personali 
- L’autrice non lo specifica ma limoni e lime devono essere di ottima qualità e soprattutto con buccia edibile. 
- Ho trovato molto interessante il passaggio di riscaldare lo zucchero nel forno, lei parla di temperatura più bassa per me erano i 50° ed erano perfetti. Ha perfettamente ragione non si forma quasi schiuma 
- Non mi sono invece ritrovata con i tempi di cottura, per me erano troppo pochi ho pensato che forse l’avevo fatta bollire un po’ più lentamente. Dopo 10 minuti era ancora abbastanza liquida ho quindi utilizzato il termometro per capire l’esatta consistenza che doveva avere, per me sono serviti 25 minuti circa 
- Io ho ottenuto tre vasetti da 400g e non 4 da 450g come dichiara l’autrice, pur considerando che un po’ è stata mangiata tra assaggi e prove o lei la lascia più liquida o le dosi sono state calcolate a posteriori 
- La trasparenza della marmellata è bellissima e la marmellata è deliziosa quindi la ricetta, nonostante le piccole imprecisioni che non dovrebbero esserci, è sicuramente
Promossa

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sabato 17 giugno 2017

La mia pappa col pomodoro un po' irriverente

Il profumo del pomodoro maturo gustato appena raccolto nell'orto è l'ingrediente principe di una deliziosa e fresca zuppa toscana di origine contadina, molti di noi la ricorderanno cantata da Rita Pavone nel "Giornalino di Giamburrasca" oggi il Calendario del Cibo italiano dedica la GN alla Pappa col Pomodoro
Un piatto con pochi ingredienti che donano alla zuppa un'armonia di sapori che la rendono veramente speciale.

La mia zuppa è un po' irriverente perché il pane è quello che trovo qui non proprio il vero toscano. Non l'avevo mai fatta e così mi sono affidata alla ricetta di Cinzia che avevo avuto l'occasione di assaggiare quest'estate.

Pappa al pomodoro

700 g pomodori ramati maturi
500 g pomodori pelati
2 cipolle bianche tagliate sottili
200 g pane toscano raffermo senza crosta a cubetti (per me simil-toscano)
sale - pepe
basilico fresco
olio extra vergine d'oliva

Soffriggere inizialmente le cipolle con un po' d'olio. lasciandole stufare lentamente aggiungendo un goccio d'acqua quando necessario: dovranno diventare completamente trasparenti e morbide, quasi una crema.
Aggiungere i pomodori freschi sbucciati e senza semi, tagliati a cubetti e i pelato con il loro sugo.
Cuocere lentamente la zuppa finché diventa quasi una salsa, anche per 45/60 minuti, poi aggiustate di sale. Se durante la cottura asciuga troppo allungare con un bicchiere d'acqua.
Aggiungere il pane e cuocere ancora a fuoco basso e coperto per circa un'ora, o fino a quando è completamente sfatto. La densità della zuppa e a gusto personale, ed è molto buona se si lascia riposare un po', perchè i gusti si armonizzano.
Profumare con le foglie di basilico e una macinata di pepe
Nota
* per sbucciate i pomodori fare un piccolo taglia a croce sulla pelle quindi tuffarli in acqua bollente per qualche minuto, poi scolarli e raffreddarli, si sbucceranno facilmente
** 

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giovedì 15 giugno 2017

Pomodori freschi in barattolo e spadellati.

Una delle verdure rappresentative dell'estate e della cucina italiana è sicuramente il pomodoro a cui oggi il Calendario del cibo italiano dedica la giornata. 
Per me il pomodoro è quasi un frutto quando sono nell'orto mi ritrovo spesso ad assaporarne uno come fosse una mela, non c'è miglior cosa che raccoglierli dalla pianta e gustarlo ancora caldo e baciato dal sole.

Per poterne conservare al meglio il sapore del pomodoro fresco per i mesi invernali li invaso al naturale, poi sarà facilissimo prepararsi un sugo con i pomodori.

Pomodori freschi a pezzettoni

Conserva veramente semplicissima da fare, ma fantastica da gustare ................... sembrerà di mangiare pomodoro fresco


Pomodori maturi 
Basilico qualche foglia

Prendere i nostri bei pomodori, non ho messo qualità e quantità perché è un procedimento che potrete adattare a molte varietà io uso quelli dell'orto. 
Appena scelti i pomodori tuffateli in acqua bollente per qualche minuto 
Poi senza scottarsi spellarli e metterli in uno scolapasta a raffreddare un po'
Quando saranno un po' raffreddati tagliarli a pezzettoni e metterli nei nostri vasi con qualche foglia di basilico
Riempirli bene e poi chiudere il vaso e metterli in una pentola a sterilizzarli per circa 30 minuti coperti d'acqua e facendoli sobbollire, aspettare fino a quando saranno raffreddati prima d'estrarli


Pomodorini spadellati

Si possono usare moltissimi pomodorini come ciliegina, datterini, piccadilly .....


250 g pomodoro datterino

250 g pomodoro ciliegia giallo
1 spicchio d’aglio
olio d’oliva
sale

Prendere i pomodorini, lavarli e poi metterli in una pentola fino a coprire il fondo. Salarli e aggiungere un po' d'olio a filo
Poi coprire e accendere la fiamma al massimo, lasciare cuocere per alcuni minuti, massimo 4, si sentiranno degli scoppietti saranno i pomodorini che si spaccano. 
Lasciarli raffreddare e poi trasferirli in una coppa (il liquido che vedremo sarà la loro acqua di vegetazione), aggiungere un po' d'aglio tritato, basilico e prezzemolo mescolare delicatamente, coprire e lasciare riposare anche un'oretta minimo
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sabato 10 giugno 2017

CREPE IS THE NEW BLACK: IL SESTO LIBRO DELL’MTC


Con l'estate si desiderano assaporare cibi che possano essere preparati prima per poterli gustare in famiglia o condividere con gli amici, dovranno però essere sfiziosi e versatili.
Le crepe appartengono a quella cucina facile, veloce e versatile, capace di stupire e farci fare bella figura con i nostri ospiti. 
Un giro del mondo fra crespelle e le sue sorelle, arricchendole con tutto ciò che può renderle golose come burri e salse è quello che tutte noi di MTC ha racchiuso nel nuovo libro della collana.

Oggi dopo:

ecco con una grafica bellissima il nuovo libro di MTCHALLENGE
che troverete in tutte le librerie d'Italia
Un libro da non lasciarsi scappare, sarà il vostro compagno migliore per le cene con gli amici e non sarà la solita crespella.

Per voi ci potrebbe essere una bella scelta 


Avete poco tempo o volete fare un pic-nic?
C'è una sezione speciale per chi è sempre di corsa


Tantissime soluzioni per tutti ben 160 pagine di ricette e consigli per preparare delle gustosissime crepe che non sia la "solita crepe"

Libro : Crepe is the new black

Casa Editrice : GRIBAUDO- GRUPPO FELTRINELLI 
Illustrazioni e styling: Mai Esteve


Ente sostenuto è: Piazza dei Mestieri

Il libro e' in vendita in tutte le librerie d'italia e on line su Amazon e Feltrinelli

Grazie ad Alessandra, Mai e tutto lo staff di Mtc, per il tempo e il lavoro dedicato e al gruppo Feltrinelli che ha permesso la realizzazione di questo nuovo splendido libro
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venerdì 9 giugno 2017

Carpaccio di Polpo

Nel Calendario del Cibo italiano oggi dedica la GN al Carpaccio, piatto a base di carne cruda sottilissima condita con salse o olio nato dall'estro creativo del fondatore dell'Harry's Bar di Venezia, G.Cipriani che lo chiamò " carpaccio" in onore del celebre pittore.
Un piatto sempre molto gradito e può essere di carne, pesce o verdure, ma io trovo delizioso e particolare quello di polpo 
Carpaccio di polpo
E' un ottimo antipasto va preparato il giorno prima per permettere al polpo di compattarsi e poter poi essere tagliato a fette, meglio se con affettatrice, ma è possibile farlo anche con un coltello 

900 g Polpo 
1 cipolla
1 carota
1 limone
prezzemolo tritato
olio extra vergine oliva
pepe nero

Cuocere il polpo tradizionalmente, mettere a bollire abbondante acqua con carota, cipolla, mezzo limone, un po' di vino rosso e un cucchiaio d'olio
Appena l'acqua bolle immergere e ritirare il polpo per tre volte così i tentacoli si arricciano bene, poi coprire e far cuocere per 45-50 minuti per un polpo sul chilo circa
Lasciarlo raffreddare nell'acqua di cottura e poi metterlo su un panno o su una pellicola e compattarlo il più possibile con le mani, poi avvolgerlo con della nuova pellicola e chiuderlo molto bene tenendo la pellicola ai lati e facendo roteare più volte sul piano inumidito in modo che i lembi si attorciglino e strinano il rotolo.
Metterlo in un contenitore stretto, che lo tenga pressato e poi mettergli sopra dei pesi, si può usare anche una bottiglia di plastica a cui avremmo tagliato la parte superiore, poi mettere sopra un peso e mettere in frigo per tutta la notte, meglio 24 ore.
Il giorno dopo il nostro polpo ha preso la forma del contenitore, ora non resta che tagliarlo a fettine sottilissime, con un coltello non verrà sottilissimo ma ugualmente gustoso.
Servire il polpo su un piatto e irrorarlo con un'emulsione che olio, sale, prezzemolo e un po' di limone.
Accompagnarlo con delle fettine sottilissime di carota e zucchini, anche loro irrorati con la stessa emulsione


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giovedì 1 giugno 2017

Budino caramellato al limone .... in pentola a pressione

Oggi è la Giornata Mondiale del latte, uno degli alimenti più importanti per la salute di ognuno di noi, il primo alimento con cui un bambino si nutre ed importantissimo per la sua crescita per questo anche il Calendario del Cibo italiano festeggia la GN del latte.
Il latte è sempre presente nella nostra alimentazione, lo troviamo sotto moltissime forme dalla classica cioccolata calda che ci riscalda quando siamo infreddoliti, può trasformarsi in una salsa per legare i nostri piatti, è la base di tantissime torte come quella al latte caldo o di pane, ma il dolce che meglio lo rappresenta con la sua cremosità è sicuramente il budino e quello caramellato al limone è una coccola a cui ogni bambino o adulto non vorrebbe rinunciare.
Un dolce che ha bisogno del forno per essere cotto ed in estate non è proprio l'ideale, ma oggi ve lo propongo con una cottura un po' particolare e così non ci saranno più scuse per non prepararlo

Budino caramellato al limone ... in pentola a pressione

La pentola a pressione ci permette di preparare, senza forno, il budino caramellato in pochissimo tempo ottimo per questi primi giorni caldi 

Dosi caramello
4 cucchiai zucchero
1 cucchiaino succo di limone

Dosi crema
500 g latte
130 g zucchero
4 uova medie
2 limoni buccia grattugiata o scorzette
Preparare il caramello versando in un tegamino 2 cucchiai d’acqua e il succo di limone, aggiungere lo zucchero e farlo cuocere a fuoco moderato fino a quando avremmo un caramello di un bel colore biondo. 
Mettere il nostro caramello negli stampini o nello stampo unico cercando di distribuirlo uniformemente (naturalmente dobbiamo prima controllare che ci stiano nella pentola a pressione)
Versare il latte in un pentolino, aggiungere le bucce grattugiate o le scorzette e portare ad ebollizione. Nel frattempo lavorare, senza montare, le uova con lo zucchero e poi aggiungere a filo il latte bollente (filtrando se si usano le scorzette) continuando a mescolare.
Ora versare il composto di latte e uova negli stampini con il caramello, se gli stampini non hanno il coperchio coprire con della carta alluminio
E ora non ci resta che cuocerli in pentola a pressione
Mettere sul fondo della pentola a pressione una piccola griglia o il cestello cuoci verdura o in mancanza per isolare dal fondo si può usare della carta forno piegata.
Inserire nella pentola i nostri stampini o lo stampo unico, aggiungere poi due dita d’acqua sul fondo della pentola. Chiudere con il coperchio, accendere e portarla a pressione, quindi abbassare la fiamma al minimo e cuocere per 20 minuti dal fischio.
A cottura ultimata lasciare intiepidire prima di mettere in frigo le nostre coppette
Lasciarle riposare almeno un paio d’ore prima di servirle, sformandole su un piattino
Se volete fare un budino caramellato particolarmente cremoso potete usare lo stesso procedimento con 4 uova, 2 cucchiai di zucchero, 300gr latte e 300gr di panna.

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lunedì 29 maggio 2017

Stoccafisso alla genovese

La cucina italiana è ricchissima e spesso gli stessi ingredienti sono interpretati in moltissime variati, ogni regione, città e vallata ha la ricetta che parte dal popolo, dalle cucine di casa un esempio è sicuramente lo stoccafisso e il baccalà, per questo con il Calendario del Cibo italiano festeggiamo la GN del Baccalà e dello Stoccafisso 

Stoccafisso e baccalà sono versioni dello stesso pesce, il merluzzo. Lo stoccafisso è il merluzzo pulito , schiacciato ed essiccato al vento del mare si produce principalmente nelle isole norvegesi Lofoten, il baccalà invece è il merluzzo conservato sotto sale e la sua produzione è più estesa. Ricco di vitamina B12, la sua carne è molto magra e nutriente, lo stoccafisso grazie alla sua conservazione priva di sale è consigliato alle persone che soffrono di pressione alta. Entrambi necessitano di una lunga preparazione il primo dovrà essere ammollato in acqua per 4-6 giorni, mentre per il secondo basteranno 24-36 ore, ma per entrambi l’acqua dovrà essere cambiata frequentemente.

Stocche Accomoddöu a Zeneise
(stoccafisso accomodato alla genovese)

700 g stoccafisso bagnato
olio d’oliva
aglio
2 patate
3 pomodori grossi e maturi
1 manciata uvetta
1 manciata pinoli
sale
pepe


Fate ammorbidire l’uvetta in acqua tiepida per mezz’ora e poi strizzatela. Raschiate lo stoccafisso per togliere la pelle, levate le lische e tagliatelo a pezzi. In un recipiente di terracotta mettete quattro cucchiai d’olio d’oliva e uno spicchio d’aglio schiacciato e farlo dorare, quindi sistemate nel recipiente lo stoccafisso e pepatelo. Pelate i pomodori e tagliateli a pezzi, scartando i semi, quindi uniteli al pesce. Incoperchiate e cuocete, aggiungendo ogni tanto quando serve un po’ d’acqua. Dopo circa due ore e mezza aggiungete le patate pelate a pezzi, l’uvetta passolina e i pinoli.
Mescolate e proseguite la cottura per un’altra ora. Quando lo stoccafisso sarà pronto l’intingolo deve risultare piuttosto ristretto. Servire subito
 
Biografia:
Salda, A.G., Le ricette regionali italiane, edizione 1989

http://www.mangiareinliguria.it
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Shaker Lemon Pie di C.Phipps

Vincendo lo Starbook Redone di Aprile 2017 con i Parmesan Cookies da "Breaking Breads" di Scheft, ho questo mese l'onore aiutare ad analizzare il nuovo libro del mese di Starbook,
il libro è “Citrus” di Catherine Phipps.
Un libro profumato e fresco, grande l'imbarazzo della scelta della ricetta da proporre, ma poi sono stata catturata da due preparazioni ed oggi su Starbook vi presento la prima.
Siete curiosi? 
Posso solo prendervi per l'acquolina con una foto della Shaker Lemon Pie
e se volete sapere se è buona e come potete prepararla non vi resta che seguirmi qui
Grazie a prestissimo
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domenica 28 maggio 2017

F.Benassi - G.Segantini e Risotto ai porcini

Il cibo è spesso anche il soggetto artistico di pittori e quindi perchè non cercare di scoprire la vena artistica che trasmettono, per questo il Calendario del Cibo Italiano ha dedicato la GN al Cibo nell'arte una ricca occasione per poter parlare di due pittori trentini che hanno con la loro arte rappresentato il nostro territorio


Permettetemi quindi un piccolo accenno alle opere di Franco Benassi e Giovanni Segantini, due pittori diversi fra loro ma in entrambi la passione per la pittura si percepisce da ogni pennellata
"Natura morta 1"
Immagine presa da qui


Franco Benassi (Trento n.25-4-1935  m.2-11-2015).
Nasce a Trento, a solo 8 anni nel settembre 1943, durante la seconda Guerra mondiale si salvò miracolosamente dal bombardamento della Portela, dove perse tutta la famiglia, e venne estratto gravemente ferito e in pericolo di vita da un alpino di Gallio a cui poi nel 2013 dedico un quadro che ricordasse quel tragico momento che lo segnò con segni indelebili per tutta la vita.

Studia alla scuola d’arte nell’istituto Artigianelli della città, che lascia un anno prima della fine degli studi si addentra nel mondo del lavoro scegliendo quel mondo, così duro ma solidale come è l’estrazione della roccia dalla montagna o la fonderia, ma non smette mai di pensare alla pittura e ogni momento è e sarà “buono” per mettere in atto la sua fantasia, chiaramente con i materiali disponibili, qualche gessetto, un carboncino, un pennello e sin da quel istante inizia a descrivere un mondo a lui così caro che nonostante i tragici eventi gli hanno strappato, e cosi vie, piazze, rioni, palazzi o vicoli prendono anima e corpo con colori e sfumature tenui ma allo stesso tempo caldi, quasi nella consapevolezza di voler cancellare e rimuovere i periodi più bui dell’intera collettività.
Ed è così che nel 1978 inizia a partecipare ai primi concorsi, a frequentare accademie e le prime mostre, accogliendo da subito numerosi consensi nel mondo dell’arte, questi lo portano in breve tempo a successi e riconoscimenti internazionali finché approda, nel gruppo SINTESI di Milano di cui fece attiva parte. Le sue “personali” sono sempre state un successo in tutta Europa ed alcune delle sue opere sono conservate presso numerosi musei
Numerosi i premi, i riconoscimenti, anche apprezzamenti ricevuti in vita come quello di :
Nei suoi dipinti, la storia del nostro Paese è presente: monumenti, chiese, piazze, scorci di panorami, tutte tavolozze ricche di un ottimo disegno. L'artista Franco Benassi porta avanti i nuovi dettati basati sull'arte vera, la sua conoscenza personale è presente in ogni quadro è nelle particolari esecuzioni, il rispetto della prospettiva, rendendo l'opera, molto bella, dove si rispecchia fedelmente tutta la sua sicurezza.                       PIER LA ROCHE - Paris (France) 11/11/2000
Di Benassi abbiamo molti quadri che raccontano i paesi, i borghi, tantissimi quadri della sua amate Venezia, qua qui voglio riportare un quadro che rappresenta Torre Vanga rione vissuto da piccolo e che è stato fortemente bombardato e di cui Benassi portava dei segni visibili
"Torre Vanga"
Immagine presa da qui
o la 
"Fontana del Nettuno"
Immagine presa da qui
e una delle poche nature morte rappresentate da Franco Benassi (quadro iniziale)

Giovanni Segantini (1958 -1899)
Uno dei maggiori pittori del divisionismo italiano, nasce ad Arco nel 1858. Il suo vero cognome era Segatini, ma fu lui stesso a cambiarlo in Segantini dopo aver preso la nazionalità svizzera. Dalle lettere pubblicate dalla figlia Bianca in "Scritti e Lettere" si percepisce che la questione della nazionalità lo ha tormentato tutta la vita, lui non si sentiva svizzero o milanese, ma sentiva fortemente l'appartenenza al Trentino. L'amore di Segantini per la sua patria e la voglia di ritornare a Trento, a cui pensa ogni giorno si legge nella lettera che scrive a Zippel il 4 agosto del 1891 (pag.194)
Brevissima fu l'infanzia serena trascorsa in Trentino, perchè a causa della morte prematura della madre nel 1864, che lui ricorda essere "bella come un tramonto di primavera", il padre si trasferì a Milano e lo affidò ad una sorellastra, sopportò solitudine e povertà cercando spesso la fuga, fu rinchiuso anche in un riformatorio però nel 1876 arrivato a Milano, dopo un periodo trascorso a Borgo da un fratello, frequentò i corsi serali dell'Accademia di Brera dove ci rimase solo due anni per uscirne disgustato come si legge nella lettera che scrive il 4 agosto del 1891 a Zippel, dove si scusa anche di eventuali errori di scrittura a causa della mancata istruzione
"Ci rimasi pochi mesi perchè capii dell'inutilità dell'insegnamento accademico per coloro che son nati con l'anima eletta dell'artista, ed il danno che tali Accademie recano all'espansione dell'arte vera, creando un maggior numero di pittori che non sono artisti."
In questo periodo dipinse "Il coro della chiesa di san Antonio", che lui dichiara non aveva iniziato per creare un'opera d'arte, ma solo per provare a dipingere.
Capì che mescolando i colori sulla tavolozza non riusciva a dare luminosità, come invece succedeva se li disponeva uno vicino all'altro in modo schietto in modo che fosse l'occhio che li guardava a giusta distanza ad unirli creando così luminosità, verità. (pag.18)
E' l'osservazione della natura, le emozioni che la natura trasmette all'artista che devono essere catturate e tenute vive affinché il pennello le trasferisca sulla tela per poterle raccontare a chi guarderà il quadro, non c'è arte se lascia indifferente l'osservatore
Segantini era fondamentalmente un autodidatta della pittura, scoprì da solo, sopratutto nelle nature morte, la via di un solido realismo, consapevole delle esigenze luministiche e attento alle articolazioni cromatiche aiutato a capirle dai consigli di Grubicy de Dragon che aveva conosciuto nel periodo in cui aveva frequentato l'Accademia.
Nel 1881 abbandonò Milano per trasferirsi nei piccoli centri dell'alta Brianza, qui scoprì la poetica della natura, un amore molto intimistico che possiamo vedere nella "Benedizione delle pecore" e nella luminosa malinconia di
"Ave Maria a trasbordo".
Immagine presa qui
La ricerca della luce sempre più pura ed intensa lo porta a trasferirsi con la moglie Bice e i quattro figli a Savognino nel Canton svizzero dei Grigioni, dove riuscì a dipingere dei veri capolavori. I suoi soggetti preferiti riguardano la vita agreste, il lavoro nei campi, il pascolo, la tosatura e la filatura.

Altrettanto importanti le nature morte che per lui erano delle profonde esercitazioni nelle quali poteva perfezionare la sua capacità d'osservazione e sopratutto affinare la manualità con il pennello. Qualunque fosse il soggetto che si trattasse di malva, pesci o semplici uova lui sapeva infondere in loro la vita, sembrava di sentirne il profumo o poterne vedere la consistenza.

"Natura morta" olio su tela 1886
Immagine presa qui
Le sue nature morte sono straordinarie sia nei pannelli decorativi con frutta e fiori, ma anche in quadri che sembrano astratti come "Pesci", "Anatra appesa" e "Funghi" tutti quadri del 1886 ed appartengono alla serie "Gioia del colore"

"Funghi" olio su tela 1886
Immagine presa qui
Questo cestino di funghi sembra vero come se potessimo prenderli per sentirne il profumo e usarli in cucina per preparare un piatto delizioso. Ottimo il raccolto che esprime gioia e non riesce ad essere contenuto dal piccolo cestino, in alto a destra si nota nota la sigla e la data abbreviata "G.S.86"
La poesia di questo quadro è quasi superiore alla foto dei porcini veri (foto di qualche autunno fa), con cui si può preparare un'ottimo risotto

Risotto ai porcini
Dosi per 4 persone3-4 funghi porcini freschi
350 gr riso Carnaroli
sale e pepe
brodo vegetale
una noce di burro
una piccola cipolla

Prendere i nostri bei porcini e tagliarli a pezzi, non troppo piccoli in cottura calano ed è bello vedere i pezzi di funghi nel risotto, metterli nella pentola con la cipolla tritata, uno spicchio d'aglio,un filo d'olio rosolare delicatamente e far cuocere per alcuni minuti.
Nel frattempo riscaldare il brodo, quando i funghi saranno un po' cotti (non troppo perché cuociono anche con il riso) aggiungere il riso mescolarlo un po' per farlo insaporire ed amalgamare. Aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco e farlo sfumare, poi sempre mescolando aggiungere un po' di brodo e continuare a cuocere a fuoco lento. Io cuocio il riso in una pentola ceramica da fuoco, che da un'omogeneità di calore, continuare ad aggiungere il brodo al riso lentamente fino a completa cottura.
A cottura quasi ultimata aggiungere regolare di sale se serve, aggiungere una bella manciata di prezzemolo tritato e una noce di burro per mantecare bene
Far riposare il risotto per un minuto e poi servire e gustare.
Un buon risotto per festeggiare il cibo nell'arte di Segantini.
Moltissimi sono i quadri di Segantini che meriterebbero di essere citati, ma uno ce amo particolarmente per la poesia che sprigiona è

"Il ritorno dal bosco" olio su tela del 1890
Immagine presa qui


Biografia:
Asta Scheib - Segantini pag.90
Scritti e lettere di G.Segantini
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