giovedì 31 marzo 2016

SIAMO TOURNATI-Le torte Salate&l'Mtchallenge in Tour


La Primavera è appena iniziata
Mtc la festeggia con una nuova avventura
da oggi ci sarà una luce nuova in libreria
un profumo di fragranza vi inebrierà
le foto stimoleranno l'acquolina

Dopo "L'ora del PaTè"
"Insalata da Tiffany"
"Dolci Regali"

Non fatevi scappare il nuovo libro di MTCHALLENGE, 
che troverete in tutte le librerie d'Italia
Come potete vedere dalla copertina, è cambiato l'editore: siamo entrati in casa Gribaudo - Gruppo Feltrinelli. Non è cambiato però il nostro spirito: parte del ricavato (e sicuramente tutti i diritti d'autore degli MTChallengers coautori) finanzierà delle borse di studio a favore dei ragazzi di Piazza dei Mestieri, con cui abbiamo stretto un sodalizio fin dal secondo libro e a cui ci lega un particolare affetto.
un libro che in casa non potrà mancare
sarà sempre aperto sulle vostre tavole e sarà occasione di gioia da condividere

le torte salate sono ottime per le scampagnate, ma anche fragranti e gustose per coccolare gli amici e trascorrere una serata in compagnia
Un libro completo che vi aiuterà a preparare una perfetta pasta frolla o brisee, più di 100 ricette tutte da provare e gustare
lasciatevelo dire non saranno le solite torte salate parola di Mtc

Volete incontrare qualcuno di noi? 

Faremo un tour in giro per l'italia che la bravissima Dani 
ci riassume in questa splendida infografica

e come potete vedere non vi mancherà l'occasione

A Torino poi i ragazzi della Piazza dei Mestieri, che aiutiamo con la vendita dei libri, prepareranno un buffet di torte salate quale miglior occasione per gustare quello che vi raccontiamo nel libro?

Io a Torino il 4 aprile ci sarò, vi aspettiamo

Libro : Torte Salate

Casa Editrice : GRIBAUDO- GRUPPO FELTRINELLI
Introduzione e dritte: Alessandra Gennaro
Illustrazioni: Mai Esteve
Sostegno a Piazza dei Mestieri

Grazie ad Alessandra, Mai e tutto lo staff di Mtc, per il tempo e il lavoro dedicato  e al gruppo Feltrinelli che ha permesso la realizzazione di questo splendido libro


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Coda alla vaccinara

Oggi nel calendario del cibo italiano è la GN della Coda alla Vaccinara, un piatto meraviglio di cui è ambasciatrice Greta De Meo

Coda alla vaccinara con polenta
La coda è un taglio del quinto quarto, di cui in aifb ci ha spiegato molto bene Cristiana, deve cuocere a lungo ma saprà regalare emozioni all'assaggio. 

E' un taglio che amo particolarmente e la coda alla vaccinara è una ricetta popolare romana, un umido inconfondibile per la consistenza della carne e per gli aromi che sprigiona.

1,2 kg coda di manzo 
2 cipolle
1 carota
1 gambo di sedano
1 spicchio d'aglio
1 bicchiere vino 
pomodori pelati
olio d'oliva
un po' uvetta passa
pepe e spezie (salvia, noce moscata, cannella)

Si prende la coda e si taglia a rocchi (pezzi) 
e si fa rosolare bene in un fondo d'olio, poi aggiungere la cipolla tritata, l'aglio e le spezie, si sfuma con il vino rosso (bianco nella tradizione) e si lascia cuocere per circa un quarto d'ora, poi si aggiungono i pelati e si prosegue la cottura a fuoco basso per un paio d'ore.
Se serve a metà cottura aggiungere del brodo e lasciare cuocere fino a quando la carne si stacca dall'osso. Quando la coda è quasi cotta aggiungere un po' d'uvetta che abbiamo precedentemente fatto rinvenire in un po' d'acqua tiepida.
Servire calda con una bella polenta fumante.
Gustarla fino all'osso, senza aver timore prendere quelle ossa con le mani per gustarli meglio, vedere le ossa belle spolpate nel piatto non ha prezzo.

Questo il mio contributo per la GN Della Coda alla Vaccinara per il Calendario del cibo italiano


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lunedì 28 marzo 2016

GN dell'abbacchio per Aifb

Oggi è la GN dell'abbacchio e io ho l'onore di essere l'ambasciatrice di questo splendido prodotto che ci parla della nostra tradizione culinaria a cui Aifb ha dedicato il giorno di Pasquetta.

Quante volte leggendo una ricetta siamo incappati in frasi tipo: 
".. agnello o come lo chiamano a Roma Abbacchio ...", 
ma ci siamo mai chiesti se è veramente solo un nome dato a un prodotto o se al contrario è molto di più?
Dietro all'abbacchio si nasconde un mondo che potete leggere qui

Molte sono le ricette con l'abbacchio e molti anche i modi di utilizzare le carni come costolette scottadito , abbacchio al forno ma anche carré al forno

Carrè al forno
Il carré al forno per me è una presentazione un po' regale per il re della cucina romana
Ingredienti
900gr abbacchio
1 cipolla
2 spicchi aglio
rosmarino
origano
scorza limone
sale e pepe 

Prendere un carré d'abbacchio intero o un pezzo.
Con pazienza e un coltellino affilato mettere a nudo gli ossi delle costine, facendo scivolare la carne verso la base. 
Incidere con il coltello anche tra una costina e l'altra per permettere al pezzo di piegarsi.
Appoggiare il pezzo di carré con le ossa verso l'alto e legarlo con filo da cucina per permettere una certa arcuatura del carré. Se si utilizza un carré intero si riesce a creare una corona 
Ungere con un po' d'olio il carré quindi massaggiarlo con un trito composto da una spicchio d'aglio, rosmarino, origano, scorza di limone e una macinata di pepe
Lasciare marinare la carne per alcune ore, si puo marinare anche prima di legarla.
In una pirofila mettere un filo d'olio, una cipolla tritata, uno spicchio d'aglio e del rosmarino. 
Preriscaldare il forno.
Prendere il carré e rosolarlo in una pentola per alcuni minuti si entrambi i lati, quindi trasferendolo nella pirofila
ed infornare a 160° per circa 50 minuti.
Deglassare con un bicchiere di Chardonnay la padella dove abbiamo fatto rosolare il carré, far sfumare l'alcol e quindi irrorare il carré.
Verso fine cottura regolare con un po' di sale e pepe macinato al momento.
Servire con insalatina di stagione o patate arrosto

Questa è solo una ricetta, ma su Aifb ci sono altri contributi che meritano d'essere gustati


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mercoledì 23 marzo 2016

Brodetto di pesce e Shuttelbrot

Trento non è certo una città di mare anche se fino a qualche anno fa nell'immaginario collettivo Trento e Trieste erano più o meno vicine, mi è capitato anche recentemente ma forse lì era una presa in giro. 
Sfatiamo quindi ogni possibile dubbio Trento è una città di montagna, qui gli unici specchi d’acqua sono i meravigliosi laghi alpini oltre ad un pezzetto dello splendido lago di Garda.
Nella sottoscritta però
scorre un po’ di sangue calabrese e forse è questo che mi fa amare il mare e quella cucina ricca di profumi e di salmastro. 

Nella mia cucina il pesce è principalmente quello di lago, certo anche molluschi o vongole, ma non per questo posso considerarmi un’esperta di cucina marina.
Ecco perché quando Anna Maria del blog La cucina di qb ha proposto il Broeto dell'Adriatico per la sfida di Mtc, dopo l’entusiasmo iniziale per la splendida proposta mi sono ritrovata ad annaspare, come in mezzo al mare non sapendo che direzione prendere per raggiungere la meta.
A grandi linee nessun problema il post di Anna Maria è splendido e spiega perfettamente come deve essere, ma nella sostanza che pesci freschi dovevo prendere? Qui non ci sono più pescherie e nel banco dei super spesso il pesce è scongelato compreso il misto per risotto, non volevo usare pesce congelato.
La ricerca del pesce fresco è stato il primo scoglio da superare, il secondo è la richiesta di Anna Maria di raccontare un po’ in che momento per noi il rapporto con il cibo è stato fondamentale.

Difficile per me raccontarmi, c
erto fra le righe di una ricetta si percepisce come sono però raccontarlo apertamente non è la stessa cosa, prova ne è che dei miei clienti al lavoro pochi sanno che ho un blog e ancor meno nel blog sanno dove lavoro.
Sbagliato? Si forse lo è, ma non sono mai stata tipa da ribalta preferisco persone che mi apprezzino per quella che sono e non perché mi metto in vetrina.
Oggi però è diverso, Alessandra nel suo corso al raduno ha sottolineato che bisogna sempre sapere per chi si scrive un post/blog/articolo, ecco oggi il post lo scrivo per Anna Maria e per tutte quelle persone che leggendomi avranno il piacere di conoscermi un po’di più.

Il mio approccio con il cibo è s
empre stato rapporto d’amore basti pensare che uno dei miei primi libri da ragazzina, erano gli anni ’70, fu “Le ricette di Serenella”. Una delle prime ricette che feci fu il riccio di cioccolata, con tutti quei pinoli che lo rendevano affascinante, una ricetta che ancora oggi uso quando preparo il salame di cioccolato e quando i ragazzi erano piccoli alle festicciole era il dolce che non poteva mai mancare e il giorno dopo le mamme volevano la ricetta perché era stato riferito essere meraviglioso, ma sappiamo tutti che i bambini esagerano.
Un altro splendido ricordo che tuttora mi accompagna è lo strudel di mele trentino con la pasta matta e i suoi pochissimi ingredienti, me l’ha insegnato mia nonna che mi ha anche regalato il mio secondo libro di cucina “La cucina Trentina” di C.e A.Bauer ormai unto e bisunto, ma che mai baratterei con la nuova edizione.
Il ricordo più particolare con il cibo e che si lega con la sfida è certamente quando siamo andati in vacanza a Marzocca di Senigallia in un appartamento fronte spiaggia, Matteo aveva quasi otto mesi e nella piccola pescheria del centro andavo a comperare le sogliole dell’Adriatico per le sue prime pappe. 
Un giorno mio marito in spiaggia, da un piccolo pescatore, comperò mezzo secchio di granchietti e il pescatore gli prestò anche il secchio per portarli in appartamento e metterli nel lavandino. Lascio a voi immaginare cosa pensai quando tornai dalla spiaggia, naturalmente nel ‘91 non sapevo cos'era internet e i libri in vacanza non ne li ero di certo portata. Non so se la mia ricetta fu da manuale, se ci fosse un metodo veloce per ricavare la polpa dal granchietto so solo che dopo aver passato mezzo pomeriggio alle prese con i granchi per cena quelle linguine con la polpa di granchio erano sublimi.
Ecco questo per me è il rapporto con il cibo, il cibo è amore per il prodotto non importa quale sia l'importante è trattarlo con rispetto e valorizzarlo al massimo per offrirlo in tutto il suo splendore ai nostri cari.

Mtc per me è proprio questo un viaggio d’amore nella cucina italiana ed internazionale alla scoperta dell’essenza di ogni piatto.
Dopo l’imbarazzo iniziale, il rispetto verso questo meraviglioso piatto mi ha portato a cercare di capirlo a fondo prima ancora di trovare il pesce fresco. Sapevo che sarebbe stato un brodetto base, perché per me non si può interpretare un piatto se prima non si conosce il piatto stesso. 
Ho letto varie ricette e molti post, di chi ha pubblicato prima di me, per cercare di carpire ogni piccolo dettaglio che mi permettesse di non rovinare questa ricchezza del mare.

Ed è proprio d
a “Ricchezze marine”, un banco ambulante di pesce, che arriva a Trento direttamente da Chioggia tutti i giovedì e venerdì con un banco ricco di specie e di consigli del titolare, che ho trovato i protagonisti del piatto a parte il fatto che salendo al nord i prezzi aumentano in modo quasi esponenziale, forse sarebbe più conveniente un viaggio a Chioggia.
Inutile dire che mi sono sbizzarrita, l’occasione era ghiotta e non potevo farmela scappare. Arrivata a casa, felice e soddisfatta (meno per il portafoglio) ho messo in bella mostra i miei acquisti e chiesto a mio figlio se li fotografava, anche lui si è sbizzarrito e quindi vi toccano le foto dei pesci.

Brodetto di pesce con shuttelbrot

Ho pensato ad un brodetto di pesce classico, ma con il profumo di montagna si è innamorato dello shuttelbrot
Dopo aver ammirato e fotografato i pesci, li ho puliti e sfilettati mettendo da parte lische e teste per il fumetto e i filetti li ho messi in frigo coperti.

Fumetto
Teste e lische dei pesci del brodetto
25 gr di burro
1 cipolla tritata fine
100 ml vino bianco secco
1,5 litri d'acqua fredda
1 foglia alloro
1 rametto timo
Alcuni grani pepe schiacciato

Brodetto
400 gr scorfano
220 gr nasellini (2)
200 gr gallinella (1)
160 gr triglia (1)
250 gr coda di rospo
120 gr palombello
220 gr cicale di mare (5)
180 gr calamaretti
200 gr seppia
180 gr gamberetti
300 gr vongole
1 cipolla tritata 
1 carota
prezzemolo con gambi
2 spicchi d'aglio
2 bicchieri vino bianco
500 ml fumetto

Preparazione fumetto
Pulire le teste e i resti dei pesci eliminando le branchie ed ogni traccia di sangue che rovinerebbe il fumetto.
In una pentola alta sciogliere il burro, poi aggiungere la cipolla tritata e lasciarla cuocere per una decina di minuti fino a quando sarà bella trasparente, ma non rosolata.
Aggiungere gli scarti di pesce e farli rosolare per qualche minuto, fino a quando sentirete un profumo di pesce cotto, poi aggiungere il vino e farlo evaporare per qualche minuto. Aggiungere l'acqua fredda e portare ad ebollizione, schiumando alcune volte poi mettere nel fumetto gli aromi abbassare la fiamma al minimo e continuare la cottura per circa 40 minuti. Verso la fine della cottura aggiungere i grani di pepe schiacciati.
Filtrare tutto il fumetto attraverso un colino fine, schiacciando le carcasse per cercare d'estrarre tutta la polpa e i sapori del pesce.
Cercare di raffreddare velocemente il fumetto, mettendo la pentola in una ciotola con acqua fredda. Sarebbero andati bene anche cubetti di ghiaccio, ma non li avevo a disposizione.
Cottura brodetto
In una padella larga e bassa mettere alcuni cucchiai d'olio, una cipolla tritata fine, una carota tritata fine e alcuni gambi di prezzemolo e far sudare molto lentamente, non deve prendere colore.

In un'altra padella riscaldare un filo d'olio con uno spicchio d'aglio, quindi aggiungere le vongole che precedentemente avremmo spurgato in acqua salata e un bicchiere di vino bianco. Coprire e far aprire le vongole quindi mettere da parte.

Quando la cipolla sarà bella trasparente aggiungere un bicchiere di vino bianco e portare nel centro della stufa (o alzare la fiamma) facendolo evaporare.
Aggiungere uno spicchio d'aglio tritato, mescolare quindi unire 300 ml di fumetto e la seppia a pezzi, portare ad ebollizione aggiungere i calamaretti e poi far bollire delicatamente per circa 10 minuti. 
Prendere due cicale aprirle e mettere tutta la polpa nel brodetto, poi mescolare ed iniziare ad aggiungere i tranci di coda di rospo e palombo, poi i filetti tagliati in tranci leggermente infarinati partendo dallo scorfano, poi dopo qualche minuto quelli di gallinella, triglie e nasellini far cuocere per circa 15 minuti in totale, non mescolando mai ma scuotendo solo la pentola per evitare di rompere i filetti.
Aggiungere le cicale e dopo 5 minuti le vongole che avevamo messo da parte con la loro acqua senza lo spicchio d'aglio.
Far insaporire tutto per 4-5 minuti, poi togliere dal fuoco eventualmente regolare di sale (io non l'ho messo era perfetta) e far riposare per 5 minuti prima di servire.
Servire il brodetto con alcuni pezzi di shuttelbrot e un piccolo rametto di timo limone

Shuttelbrot 

Un pane di segale speziato secco, si conserva a lungo senza perdere la propria croccantezza. Se si stende meno sottile diventa leggermente morbido
Deve il suo nome al particolare metodo di formatura, ecco perché "pane scosso"

Dosi per 5-6 pezzi

Biga
125 gr farina di segale
125 ml acqua a 30°
7 gr lievito di birra fresco

Impasto
250 gr farina di segale
125 gr farina bianca 0
420 ml acqua a 30°
7 gr lievito di birra fresco
10 gr sale
4 gr finocchio
4 gr carvi
semola per la lavorazione

Preparazione biga
Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida ed aggiungere la farina ed amalgamare, si formerà un impasto morbido. Coprire con pellicola e far lievitare per un paio d'ore a temperatura ambiente

Preparazione impasto
Sciogliere il lievito nell'acqua e poi aggiungere la biga, mescolare un po' e poi incorporare le farine setacciate, il carvi, il finocchio e per ultimo il sale. Impastare bene aiutandosi con una spatola perché l'impasto è morbido. Far riposare l'impasto per circa 30 minuti. 
Poi rovesciare l'impasto sulla spianatoia infarinata con semola e formare dei panetti che metteremo su un telo ben infarinato con semola.
Far riposare i panetti per 40-50 minuti in luogo umido o coprirli con delle ciotole per mantenere alta l'umidità.
Prendere un panetto alla volta e appoggiarlo su un tagliere di legno spolverato di semola e con movimenti rotatori cercare d'appiattire il panetto deve diventare largo e sottile, se non ci si riesce si può appoggiarlo sulla carta forno ed appiattirlo con le mani
Cuocere gli shuttelbrot in forno a 210° per circa 30-35 minuti. 

Io l'ho cotto per 30 minuti perchè lo volevo leggermente più morbido 
Per capire la tecnica di formazione del pane vi consiglio questo video

Ho servito il brodetto con lo shuttelbrot, ma ho anche preparato il pane di segale e finocchio (qui la ricetta) per chi voleva fare una bella scarpetta

Un brodetto buonissimo che è stato veramente gustato, complice i profumini che uscivano dalla cucina stuzzicando l'appetito e la bella giornata di sole che ci ha permesso di mangiare all'aperto. 

Vorrei ringraziare Annamaria e Ale per la bellissima sfida proposta, questo è il mio contributo per Mtc55


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lunedì 14 marzo 2016

Garibaldi a Bezzecca&polenta concia

Nel calendario del cibo italiano di Aifb oltre alle giornate nazionali importanti sono le settimane a tema che ci permettono di approfondire un particolare argomento, dopo la splendida settimana del campanile ecco che Giulia Robert ci accompagna nell'importantissima Settimana dell'Unità d'Italia dove potremmo vedere come la cucina ci avvicina
Come Trentina non avrei saputo che piatto proporre che rappresentasse la mia terra poi ho pensato ai personaggi storici che ci hanno accompagnato e permesso di costruire l'Italia
Ho pensato ad uomo che Victor Hugo disse essere "Un uomo della libertà, uomo dell'umanità"
E quest'uomo era Garibaldi personaggio storico e promotore dell'Unità d'Italia, o come era definito "Eroe dei due mondi" il suo contributo fu fondamentale per la causa italiana

Per noi trentini il suo contributo fu importante, bisogna ricordare che con l'Unità d'Italia il Trentino-Alto Adige era ancora sotto l'impero Austro Ungarico e fu Garibaldi e i suoi Cacciatori delle Alpi che durante la terza guerra d'indipendenza con la la battaglia di Bezzecca del 21 luglio 1866 liberò la val di Ledro.
Quella di Bezzecca fu un'accanito combattimento e un'ardua vittoria che si concluse solo all'ultimo attacco quando gli Austriaci cominciarono a fuggire e Garibaldi iniziò a pensare che si era pronti per arrivare a Trento e che il Trentino sarebbe stato annesso al Regno d'Italia.

Dopo pochi giorni il 25 luglio giunse il dispaccio del Generale La Marmora che lo informava che era stato firmato l'armistizio e gli intimava che doveva abbandonare il Trentino.

Tanta fu la rabbia dei soldati pensando ai valorosi soldati che erano caduti in combattimento, tanta rabbia e delusione per la popolazione che li aveva accolti con gli inni festosi del riscatto, ma Garibaldi si comportò come un soldato disciplinato forte di quell'obbedienza intelligente non proferì parola rispose al dispaccio con un telegramma al Re 
"Ho ricevuto il dispaccio n.1073. Obbedisco", il telegramma è conservato all'archivio di stato di Torino.

Fu la risposta di un uomo soldato che, come ci racconta il Generale Franco Apicella, aveva capito che non si poteva fare diversamente
Quest'anno ricorre il 150° anniversario della battaglia di Bezzecca e molte saranno le iniziative per la commemorazione come l'arrivo delle Frecce Tricolori 

Accanto alle celebrazioni la val di Ledro si preparerà ad accogliere tutti con i suoi piatti tipici e storici e fra questi ne ho scelto uno.
Il mio omaggio a questo grande uomo è la tradizionale polenta di patate della val di Ledro, il cui ingrediente principale è la patata, comune a tutti perché ogni famiglia aveva un piccolo terreno da coltivare e anche formaggio, burro e salame erano sempre presenti in casa perché prodotti da ogni famiglia. 
Una polenta di patate gustata semplice quotidianamente, ma nei giorni di festa o più importanti ecco la polenta "concia", come ogni ricetta di tradizione moltissime sono le ricette che si tramandano di famiglia in famiglia e possono variare fra di loro ma sulla bontà non si discute.

Un piatto semplice, ma ottimo da gustare in compagnia e per far festa



Polenta di patate concia
Dosi per 8 persone
3k patate di montagna
150 gr circa farina bianca
70 gr circa farina grano saraceno
90 gr formaggio di malga fresco
90 gr formaggio malga
80 gr gorgonzola di malga
100 gr guanciale
70 gr lucanica stagionata
20 gr burro

Nota importante:
- La polenta di patate concia andrebbe cotta nel paiolo di rame e le patate schiacciate con il pilot, ma il mio paiolo in rame è in montagna, quindi quella che vi propongo è la versione con attrezzi da cucina di città, ma la bontà non cambia
- Le patate non devono essere fresche perchè contengono meno acqua
- I formaggi possono essere vari, devono essere gustosi ma ben amalgamati fra loro ed abbastanza teneri da sciogliersi con il calore della polenta

Pelare le patate e lessarle. Io preferisco lessarle ben coperte con pochissima acqua, una cottura quasi a vapore per permettere alle patate di restare più asciutte conservando la loro fragranza.
Tagliare a piccoli cubettini i formaggi, la lucanica e il guanciale
Quando le patate sono cotte passarle allo schiacciapatate (se si possiede schiacciarle con il pilot) mettendole nella pentola dove cuoceremo la polenta. Aggiungere un po' alla volta le farine setacciate, continuando a mescolare la polenta per farle ben amalgamare e non formare grumi di farina, aggiungere anche un pizzico di sale non troppo perchè poi ci saranno i formaggi e la lucanica ad arricchire il gusto.
Il peso della farina da aggiungere è indicativo, perché dipende dall'umidità delle patate, è abbastanza quando la nostra polenta inizierà a stare assieme ed avere una bella forma, cuocere la polenta per circa 15 minuti, ci si accorge quando è pronta perché sui bordi si inizierà a creare una bella crosticina.
Quando la polenta è quasi pronta in un padellino far sciogliere il burro con i cubetti di guanciale e appena saranno caldi aggiungerle immediatamente alla polenta e mescolare molto bene per farli amalgamare.
Aggiungere poi i cubetti di formaggio e di lucanica, amalgamare bene e rovesciare subito la polenta fumante sul tagliere
Servire questa delizia con delle belle verdure di stagione o come contorno ad un piatto di carne come salsicce al sugo.
Se ne avanza (difficile) la sera è buona riscaldata a fettine in una padella 


Bibiografia:
http://www.sapere.it/
G.Garibaldi "Storia della sua vita narrata al popolo da un ufficiale garibaldino 1883"


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venerdì 11 marzo 2016

Fegato alla Veneziana GN

Oggi è la GN del Fegato alla Veneziana e io ho l'onore di essere l'ambasciatrice di questo splendido e gustosissimo piatto a cui Aifb ha dedicato la giornata.
Un piatto che mi porta ai ricordi di ragazzina quando lo gustavo nel panino mentre con la corriera, dopo scuola, andavamo in montagna al corso di sci. Il gusto delle cipolle si amalgamavano con il pane ed il fegato sembrava sciogliersi dando al pasto frugale un gusto delizioso.

Le radici del fegato alla veneziana sono an
tichissime e potete leggerle qui
dove potrete soddisfare la vostra curiosità
Qui vorrei raccontarvi la mia versione del fegato alla veneziana, quello con cui da ragazzina farcivo il panino

Fegato di maiale alla veneziana
Dosi
600 gr fegato di maiale
4-5 cipolle bianche
100 ml vino bianco
35 gr burro

Tagliare le cipolle a rondelle sottilissime, poi metterle in una padella antiaderente e farle appassire a fuoco bassissimo per 15 minuti circa, dovranno essere morbide ma non devono scurire.
Aggiungere il vino bianco e il burro, salare con un pizzico di sale grosso e continuare la stufatura delle cipolle a fuoco basso senza friggere ancora per circa 45-50 minuti fino a quando le cipolle diventeranno quasi cremose e dal gusto delicato.
Nel frattempo mentre le cipolle cuociono tagliare il fegato a listarelle sottili.
A cottura quasi ultimata delle cipolle aggiungere il fegato e farlo cuocere per alcuni minuti avvolgendolo con le cipolle.
Non deve cuocere troppo deve rimanere morbido, a cottura ultimata regolare con sale e p
epe
Far riposare un minuto, ma servire caldo.
Nel post di Aifb ci sono tanti contributi che meritano d'essere gustati

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lunedì 7 marzo 2016

Torta e tortel de patate

Nel bellissimo calendario di Aifb ogni giorno si festeggia un piatto o un prodotto tipico della cucina italiana, ma per poter approfondire meglio certi aspetti della nostra cucina si è deciso di dedicargli una settimana intera questa settimana è dedicata alla Cucina del Campanile e la sua ambasciatrice è Stefania

Occasione fantastica per conoscere i mille aspetti della ricchezza del
la nostra cucina, perchè ogni territorio ha dei piatti tipici che spesso nascono dalla cucina povera che vengono tramandati di famiglia in famiglia e che quando li mangiamo ci fanno sentire a casa, perchè possiamo girare il mondo, amare cucina diverse ma le nostre radici avranno sempre quel gusto particolare che ci scalda il cuore e sapranno confortarci quando ne sentiamo la necessità

Il mio piatto del campanile di cui mi piacerebbe parlarvi oggi è un piatto povero fatto di pochi ingredienti, ma che ci coccola con la sua croccantezza e si accompagna ai profumi dei prodotti trentini

Tortel e torta de patate


Un piatto genuino e delizioso, fatto di patate, olio, sale e storia trentina e per dargli la giusta importanza nel 1998 è stata fondata la "Confraternita della torta e del tortel di patate" per salvaguardare questo piatto semplice ma stuzzicante, ottimo da mangiare caldo come stuzzichino o accompagnato a salumi e formaggi come piatto.
Come ogni ricett
a del campanile che viene tramandata nel tempo da famiglia a famiglia, molte sono le versioni del tortel di patate, c'è chi ci mette la farina, chi l'uovo e un po' di latte poi può essere cotto in forno o in padella.
La Confraternita oltre ad essere depositaria della ricetta detta anche le regole fondamentali per una buona riuscita del tortel.

Dosi per 4 persone
5 patate medie Cicero *
sale 

olio

Pelar
e e gratuggiare** le patate, metterle in uno scolapasta per permettere di eliminare l'acqua che si formerà. Lasciare riposare una decina di minuti, poi aggiungere un pizzico di sale ed amalgamarlo.
In una pentola antiaderente mettere un
po' d'olio e riscaldarlo quando l'olio è caldo prendere un po' di patate, strizzarle per far espellere tutta l'acqua, e metterle nella pentola a mucchietti che schiacceremo come piccole schiacciatine e cuoceremo per alcuni minuti per lato fino a quando saranno ben cotte e dorate.
Servir
e il tortel caldo con dei salumi o formaggi e un po' di radicchio

Se invece del tortel si vuole fare una torta di patate si mette lo stesso impasto ben steso in uno strato uniforme di circa 1.5cm in una teglia*** ben oliata quindi si inforna a 200-230° per circa un'ora o fino a quando avrà un bel colore dorato e i bordi marroncini.

Nota:
*- Le patate meglio se sono stagionate possibilmente Kenebeck o Majestic, se fossero troppo fresche aggiungere un cucchiaio di farina all'impasto. 
**- La grattugia del tortel è quella a fori da 5mm, io preferisco quella sottile per le carote perché permette una cottura migliore e più areata del tortel
***- La pentola per la cottura in forno dovrebbe essere per una cottura più uniforme in rame stagnato.

Questa la mia proposta per la cucina del campanile per il calendario del Cibo Italiano

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