sabato 28 marzo 2015

Tarte di mele al gorgonzola e quiche con porri e pancetta per Mtc46

Cosa c'è di meglio dopo una lunga e difficile giornata di lavoro se non rilassarsi in cucina e preparare qualche cosa che gratifichi anche il palato? E se poi in casa si mangiano la monoporzione, che doveva servire per a foto, ancora calda con la scusa:
" ...... mi è scivolata in mano, voleva proprio essere mangiata ...." 
sai che hai fatto centro

E questo mese è stato facile fare centro con le splendide torte salate con la brisee di Roux, certo ne ho già fatte alcune, ma a queste non ho saputo rinunciare per passione e per promessa. 
Dopo aver letto l'intervista a Roux (che onore) non potevo non fare la buonissima quiche ai porri la cui farcia in tempi non sospetti ho proposto in varie versioni e poi una promessa fatta a Viviana con cui si pensava ad una ricetta salata con protagonista la mela.

Per concludere in bellezza Mtc46 con la splendida proposta di Flavia ecco la mia quiche di porri con brisee ai semi di papavero e la tarte di mele al gorgonzola con brisee al succo di mele
Per la brisee e la sua cottura in bianco potete vedere i post precedenti qui e qui, gli impasti li ho preparati in pausa pranzo e fatti riposare fino a sera in frigorifero.

TARTE DI MELE AL GORGONZOLA

Pasta brisee al succo di mela e cannella
250 gr farina 0
150 gr burro a pezzetti leggermente ammorbidito
1 cucchiaino di sale
1 pizzico di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di succo di mela
1 pizzico di cannella

Versate la farina a fontana sul piano di lavoro, mettete al centro il burro, il sale, lo zucchero, la cannella (proprio un pizzico) e l’uovo, poi mescolateli e lavorateli con la punta delle dita.
Incorporate piano piano la farina, lavorando delicatamente l’impasto finché assume una consistenza grumosa. Aggiungete il succo di mela e incorporatelo delicatamente con la punta delle dita finché l’impasto comincia a stare insieme.

Spingete lontano da voi l’impasto con il palmo della mano, lavorando di polso, per 4 o 5 volte, finché è liscio. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e mettetela in frigo.
Brisee ai semi di papavero e brisee al succo di mela e cannella

Ripieno di mele e gorgonzola per stampo rettangolare 22x29
370 gr brisee (dose ricetta data sopra)
130 gr gorgonzola dolce 
2-3 mele delicius (meglio se vecchie e raggrinzite)
80 gr circa panna fresca
pepe

Stendere la pasta brisee a 2-3 mm e di qualche cm più grande dello stampo, quindi rivestire lo stampo (se con fondo removibile non è necessario ungerlo) stendendo sopra la pasta, aiutandosi con il mattarello e passando il mattarello sulla tortiera togliere la pasta in eccesso. Con un po’ di pasta avanzata, premere l’impasto sul bordo per alzarlo un po’, quindi mettere in frigo per 20 minuti circa per evitare le crepe
Trascorso il tempo cuocere in bianco il nostro guscio di brisee. 

Prima di cuocere “in bianco” la brisee bucherellare il fondo con una forchetta, coprire con carta forno e mettere dei pesi (fagioli, ceci o pesi in ceramica) e infornare a 180° per circa 15 minuti, quindi togliere i pesi e la carta forno e rimettere in forno per ancora 5 minuti per terminare la cottura.

Nel frattempo, mentre la pasta brisee riposa, possiamo preparare il ripieno
Sbucciare le mele tagliarle a spicchi e poi in fettine sottili e regolari. Io ho usato delle mele un po' raggrinzite sono le migliori, perchè hanno perso parte della loro acqua di vegetazione e sono profumatissime. Spolverare le fettine di mela con un po' di pepe nero macinato al momento.

In una ciotola sciogliere il gorgonzola dolce, (potete sceglierlo anche più piccante ma qui in casa non a tutti piace) aggiungendo un po' alla volta la panna. Aggiungetela lentamente continuando a sbattere con una forchetta in moda da creare una splendida mousse di gorgonzola.
Quando la nostra base di brisee è cotta disporre in modo regolare le fettine di mela fino a coprire tutta la superficie poi aiutandosi con una spatola coprirle con la mousse di gorgonzola e infornare a 190° per circa 15 minuti, stando attenti che la superficie non colori troppo.

QUICHE DI PORRI E PANCETTA

Pasta brisee ai semi di papavero
250 gr farina 0
150 gr burro a pezzetti leggermente ammorbidito
1 cucchiaino di sale
1 pizzico di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di latte freddo
1 cucchiaio di semi di papavero

Per preparare la brisee seguite lo stesso procedimento spiegato sopra.
Appena l'impasto è pronto coprirlo con pellicola e farlo riposare in frigo 

Ripieno di porri e pancetta per stampo quadrato da 22x22
370 gr brisee (dose ricetta data sopra)
80 gr pancetta affumicata a fettine
1 porro grande
2 uova 
250 gr circa di panna fresca
80 gr Trentingrana gratuggiato
sale e pepe
1 cucchiaino semi papavero

Stendere la brisee nello stampo e poi metterla a riposare in frigo prima di cuocerla in bianco (vedi procedimento spiegato sopra)

Far imbiondire leggermente la pancetta in una padella antiaderente, deve diventare trasparente, ma non seccare poi toglierla dalla pentola e tenerla da parte, Nella stessa pentola mettere il porro tagliato a fettine molto sottili e farlo cuocere per qualche minuto, poi regolare con sale e pepe.
In una ciotola sbattere leggermente le uova, aggiungere il grana grattugiato e poi la panna leggermente sbattuta per renderla più densa.

Mentre prepariamo il nostro ripieno, avremmo cotto la base di brisee.
Appena sarà cotta metteremo alla base uno strato omogeneo di porro, poi su adagiamo uniformemente le fettine di pancetta ed infine la crema di uova e panna.
Infornare subito a 190° per circa 15 minuti, se colorasse troppo in superficie abbassare leggermente la temperatura del forno 
Una quiche sempre deliziosa
e questa è l'ultima fettima della tarte alle mele e gorgonzola che offro virtualmente a Viviana ............... deliziosa anche fredda
Ringrazio Flavia per queste delizie

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venerdì 20 marzo 2015

Tarte di mare con alici e tarte di montagna con patate speck e confettura mirtillo rosso per Mtc 46

Primo giorno di primavera con eclissi di sole.
Un evento magico che nel passato veniva visto o come ben augurante o come cattivo presagio, i Celti con l'eclissi si riunivano in conclave per prendere importanti decisioni, mentre in Cina gli arcieri dell'imperatore si preparavano a dare battaglia al "drago che mangiava il sole". 
Adesso sull'eclissi sappiamo tutto però per me è sempre una magia. 
Ero al lavoro e non ho potuto apprezzare il fenomeno anche perchè a rovinare lo spettacolo c'erano un po' nuvole, però si poteva vedere la luce diversa e perchè no fantasticare un po'. I ragazzi grazie ad Erasmus e gita scolastica l'hanno potuta osservare dalla Svezia e da Monaco.

Lo spettacolo della natura merita di essere festeggiato ed io ho pensato di farlo cercando di mettere il sole nel piatto con due tarte che sappiano parlare dei profumi e dei colori della nostra meravigliosa Italia.
Nella tarte di mare la brisee raccoglie i primi ciuffi primaverili del finocchietto catturandone il profumo, mentre nella tarte di montagna la brisee sprigiona il profumo della farina di segale e del carvi

La tarte al finocchietto con alici e la tarte di segale e carvi con patate e speck per la vulcanica Flavia e la sua splendida proposta che per mtc46 di marzo mi ha fatto fare il tris.

Per la pasta brisée che qui riassumo vi consiglio di leggere la tarte al radicchio o il bellissimo post di Flavia

TARTE DI MARE

PASTA BRISÉE al finocchietto
250 gr farina 0
150 gr burro a pezzetti leggermente ammorbidito
1 cucchiaino di sale
1 pizzico di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di latte freddo
1-2 ciuffi di finocchietto

Versate la farina a fontana sul piano di lavoro, tritate il finocchietto e mescolatelo con la farina. Mettete al centro il burro, il sale, lo zucchero e l’uovo, poi mescolateli e lavorateli con la punta delle dita.
Incorporate piano piano la farina, lavorando delicatamente l’impasto finché assume una consistenza grumosa.
Aggiungete il latte e incorporatelo delicatamente con la punta delle dita finché l’impasto comincia a stare insieme.
Spingete lontano da voi l’impasto con il palmo della mano, lavorando di polso, per 4 o 5 volte, finché è liscio. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e mettetela in frigo fino all’uso. 
Io la preparo la sera prima e la lascio riposare tutta la notte in frigo
Brisee di segale e carvi e brisee al finocchietto

Ripieno di mare per stampo rettangolare 22x29
370gr brisee (dose ricetta data sopra)
500gr alici fresche 
2 uova (sode)
50gr burro
100gr pane grattugiato
1 ciuffo finocchietto
origano
2 cucchiai brandy
sale, pepe

Stendere la pasta brisee a 2-3 mm e di qualche cm più grande dello stampo, quindi rivestire lo stampo (se con fondo removibile non è necessario ungerlo) stendendo sopra la pasta, aiutandosi con il mattarello e passando il mattarello sulla tortiera togliere la pasta in eccesso. Con un po’ di pasta avanzata, premere l’impasto sul bordo per alzarlo un po’, quindi mettere in frigo per 20 minuti circa per evitare le crepe
Trascorso il tempo cuocere in bianco il nostro guscio di brisee. 

Prima di cuocere “in bianco” la brisee bucherellare il fondo con una forchetta, coprire con carta forno e mettere dei pesi (fagioli, ceci o pesi in ceramica) e infornare a 180° per circa 15 minuti, quindi togliere i pesi e la carta forno e rimettere in forno per ancora 5 minuti per terminare la cottura.

Nel frattempo, mentre la pasta brisee riposa, possiamo preparare il ripieno
Cuocere le uova sode e farle raffreddare
Pulire le alici eliminando anche le teste e la lisca centrale, avremmo così dei bellissimi filetti di alici ...................... per pulirli velocemente tagliate la testa e la coda in un attimo avremmo i nostri filetti
Lavarli velocemente in acqua e poi tamponarli con dello scottex e passarli nel pangrattato che avremmo amalgamato con un po’ di finocchietto ed origano

Prendete i filetti e passateli velocemente per un minuto in una teglia antiaderente, devono solo scottare quindi meglio cuocerli un po' alla volta, stando attenti a non romperli. Quindi metteteli sopra la nostra brisee, si possono mettere distesi sormontandoli leggermente o doppi accostati, poi quando tutta la brisee è coperta aggiungere sale, pepe e irrorare con 2 cucchiai di brandy e passare in forno a 200° per 3-4 minuti. 
Nel frattempo sgusciare le uova sode e tritarle grossolanamente e tagliare il burro a pezzettini sottili.
Togliere la tarte dal forno, cospargere tutto con il trito di uova e spolverizzare con un po' del pangrattato aromatizzato usato prima e distribuire sopra i pezzettini di burro. 
Rimettere la pirofila in forno per altri 5 minuti sempre a 200° servirla tiepida o a temperatura ambiente

TARTE DI MONTAGNA

PASTA BRISÉE di segale e carvi
150 gr farina 0
100 gr farina di segale
150 gr burro a pezzetti leggermente ammorbidito
1 cucchiaino di sale
1 pizzico di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di latte freddo
1 cucchiaino di carvi (o cumino dei prati)

Per preparare la brisee seguite lo stesso procedimento spiegato sopra.
Appena l'impasto è pronto coprirlo con pellicola e farlo riposare in frigo 

Ripieno di montagna per stampo rotondo da 26cm
370 gr brisee (dose ricetta data sopra)
2-3 patate Cicero medie
80 gr speck della Rendena media stagionatura affettato
120 gr formaggio tipo Spressa media stagionatura
2 cucchiai circa di confettura di mirtilli rossi
1 cucchiaio di ricotta
1 cucchiaio carvi
sale e pepe

Stendere la brisee nello stampo e poi metterla a riposare in frigo prima di cuocerla in bianco (vedi procedimento spiegato sopra)

Preparare le patate per il ripieno mentre la brisee riposa.
Sbucciare le patate e poi tagliarle con una mandolina in fettine molto sottili, quindi lasciarle per qualche minuto in una ciotola coperte d'acqua.
Cuocere per alcuni minuti le fettine di patata in una pentola antiaderente con un filo d'olio, devono solo scottare e devono rimanere intere, appena scottate metterle in un piatto a raffreddare. 
Quando il gusto di brisee è pronto lasciarlo raffreddare qualche minuto quindi farcirlo.
Amalgamare la marmellata di mirtilli rossi con un cucchiaio di ricotta e stendere sul fondo del guscio di brisee creando un velo uniforme. 
Sopra disporre in cerchi concentrici, le fettine di patata, fettine di speck e formaggio alternandole fra loro ....... papata-speck-formaggio-patata .... fino a coprire tutta la brisee aggiungere un po' di sale (non troppo c'è lo speck) e pepe ed infornare a 200° per circa 10 minuti. 
Due minuti prima del termine della cottura spargere sul ripieno della brisee un po' di carvi che avremmo fatto tostare per 2 minuti in un pentolino.
Terminare la cottura e servire tiepida o a temperatura ambiente 

Un delizia assaporarle fettina dopo fettina
Grazie Flavia e Mtc per questi profumi 

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venerdì 13 marzo 2015

Torta salata al radicchio e cipolle con sarde ed uvetta per Mtc46

La primavera è alle porte e con la bella stagione anche in cucina si cercano dei piatti più freschi che ci facciano dimenticare le fredde giornate invernali. 
Una splendida occasione per una cucina più primaverile ci viene data da Elisa che per Mtc46 di marzo ha proposto la pasta brisee di Roux per delle splendide torte salate. Per un buon piatto oltre alla fantasia servono anche delle buone basi, perché anche l’ingrediente più ricercato se cucinato male non riesce a sprigionare la sua bontà.

Roux nel suo libro riesce con semplicità a permettere ad ognuno di noi di ottenere ottimi risultati basta solo avere l’umiltà di seguire i suoi consigli, pasta brioche e torta di mele, non manca la sua brisee nei dolci, fantastica e buonissima da provare anche nei salati.

Una torta salata per salut
are l’inverno che se ne va ed accogliere la coloratissima primavera non poteva che essere una torta salata con l’ultimo radicchio dell’orto e delle cipolle caramellate


Per la pasta brisée riporto quasi completamente il post di Elisa che consiglio di leggere

PASTA BRISÉE di Michel Roux

250 gr farina
150 gr burro a pezzetti leggermente ammorbidito
1 cucchiaino di sale
1 pizzico di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di latte freddo

Versate la farina a fontana sul piano di lavoro. Mettete al centro il burro, il sale, lo zucchero e l’uovo, poi mescolateli e lavorateli con la punta delle dita.
Incorporate piano piano la farina, lavorando delicatamente l’impasto finché assume una consistenza grumosa.

Aggiungete il latte e incorporatelo delicatamente con la punta delle dita finché l’impasto comincia a stare insieme.
Spingete lontano da voi l’impasto con il palmo della mano, lavorando di polso, per 4 o 5 volte, finché è liscio. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e mettetela in frigo fino all’uso.
La Pasta Brisée si conserva benissimo in un contenitore a chiusura ermetica, per una settimana in frigo e fino a tre mesi in freezer.

Stampo rettangolare 22x29

370gr brisee (dose ricetta data sopra)
1 pianta di radicchio 
1 bella cipolla 
sarde sott'olio
uvetta
olio 
sale, pepe
origano
aceto di mele
150 gr Trentingrana

Stendere la pasta brisee a 2-3 mm e di qualche cm più grande dello stampo, quindi rivestire lo stampo (se con fondo removibile non è necessario ungerlo) stendendo sopra la pasta, aiutandosi con il mattarello e passando il mattarello sulla tortiera togliere la pasta in eccesso. Con un po’ di pasta avanzata, premere l’impasto sul bordo per alzarlo un po’, quindi mettere in frigo per 20 minuti circa per evitare le crepe. 

Nel frattempo possiamo preparare il ripieno

Prendere una bella cipolla e tagliarla a rondelle molto sottili e metterle in una padella con un filo d’olio a cuocere a fuoco molto basso, poi aggiungere un goccio d'aceto di mele e deve cuocere molto lentamente fino a quando sarà bella imbiondita e quasi caramellata, quindi regolare con sale e pepe e far raffreddare. A parte in un’altra padella far rosolare per alcuni minuti il radicchio tagliato a listarelle, quindi aggiungere qualche sarda sott’olio e una bella manciata di uvetta fatta ammollare, mescolare e appena sarà tutto insaporito spegnere e far raffreddare.

Poi, trascorso il tempo, cuocere in bianco il nostro guscio di brisee. Prima di cuocere “in bianco” la brisee bucherellare il fondo con una forchetta, coprire con carta forno e mettere dei pesi (fagioli, ceci o pesi in ceramica) e infornare a 180° per circa 15 minuti, quindi togliere i pesi e la carta forno e rimettere in forno per ancora 5 minuti per terminare la cottura. 
Quando la brisee è cotta farcirla con uno strato di radicchio, una bella spolverata di grana grattugiato e sopra le cipolle, quindi ancora un po’ di grana una spolverata di origano, un filo d’olio e un po’ di pepe, ma con moderazione perché il radicchio è molto saporito
Infornare a 180° ancora per 10 minuti circa, quindi sfornare e servire tiepida.
Una vera delizia profumatissima, gustata da tutti
Le varianti possono essere infinite basta dare spazio alla fantasia

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mercoledì 11 febbraio 2015

Bacio alle mandorle e profumo d'arancia per Mtc ..... a volte la felicità nasce dalle cose più piccole ...

Assaporare un cioccolatino è sempre un attimo di dolcezza nel nostro mondo frenetico. Preparare un cioccolatino però ha bisogno di un po’ di pazienza, un po’ d’amore perché non è un semplice assemblare degli ingredienti, ci sono dei tempi d’attesa da rispettare.

Fare dei cioccolatini in casa siano essi delle praline o dei cioccolatini ricoperti è come un piccolo atto d’amore per le persone a cui sono dedicati

Forse chi li riceve in regalo o li assapora non sa quale sia il procedimento per creare una tale meraviglia, ma gustandolo ogni profumo gli parlerà della passione con cui sono stati fatti.
Quanto tempo è trascorso da quando ho fatto gli ultimi cioccolatini, l’occasione mi è stata regalata da Annarita che ha scelto i baci per Mtc di febbraio, splendida proposta che non potevo certo farmi scappare

Dalla ricetta di Annarita, di cui vi consiglio di leggere il bellissimo post (che riporto quasi integralmente sopratutto per il temperaggio), vi propongo i miei baci alle mandorle al profumo d’arancia.

Un bacio è un attimo di dolcezza che dedico ai miei uomini di casa ricordando che:
………… a volte la felicità nasce dalle cose più piccole ……

Ripieno per circa 25 baci
70 ml panna fresca
240gr cioccolato gianduia
120gr mandorle in granella
25 circa mandorle (un po’ arrotondate)
1 pizzico di polvere d’arancia

Copertura 
500gr cioccolato fondente al 72%
Ripieno
Tritate finemente il cioccolato gianduia e mettetelo da parte. 
Scaldate la panna in un pentolino fino a poco prima dell’ebollizione, poi toglierlo dal fuoco ed aggiungere subito il cioccolato gianduia e mescolare velocemente fino a quando il cioccolato si è sciolto perfettamente. 
Unite la granella di mandorle, un pizzico di polvere d’arancia (buccia d'arancia non trattata seccata e poi polverizzata) e mescolare, quindi mettere a raffreddare in un luogo fresco. Il composto deve essere morbido, ma non troppo liquido.
                    

Riempire un sac a poche e formare delle sfere delle dimensioni di una piccola noce, porli su della carta forno e metterli al fresco per compattarli un po’, poi prenderli e farli roteare un po’ fra le mani per creare una forma tondeggiante. Aggiungere sulla sommità di ogni pallina, schiacciando leggermente, una mandorla che io ho leggermente tagliato per renderla il più tondeggiante possibile …………. state attenti che non vi si apra.

Con queste dosi mi sono riusciti circa 25 baci, mettere a riposare e dedicarsi al temperaggio del cioccolato

Temperaggio per copertura (qui o post di Annarita)
Tritate il cioccolato fondente e fatelo sciogliere a bagnomaria, facendo attenzione, perché l’acqua NON DEVE entrare in contatto MAI con il cioccolato, altrimenti il cioccolato è da buttare. Consiglio di non far bollire l’acqua per evitare schizzi o sbuffi di vapore e di asciugare bene sotto il recipiente non appena si solleva dalla pentola sottostante. 
Versate i 2/3 del cioccolato fuso su un piano di marmo, e con due spatole di metallo allargate il cioccolato e poi riportatelo al centro, ripetendo l’operazione 2/3 volte fino a quando cambia consistenza e diventa più viscoso. La temperatura in questo modo si abbassa velocemente fino a 27°/28°C . Attenzione a spatolare tutto il cioccolato anche quello sui bordi per non creare grumi che rovinerebbero il temperaggio.

A questo punto rimettete il cioccolato nel recipiente con il restante terzo del cioccolato, che sarà ancora caldo. Mescolate bene con una spatola per far risalire a temperatura di lavorazione, 31°C nel caso del cioccolato fondente. Misurate la temperatura con il termometro. Un grado in più è tollerato. Se la temperatura è ancora troppo alta si procede di nuovo a rovesciare un po’ di cioccolato, questa volta un po’ meno e si fa la stessa operazione. Se invece la temperatura fosse troppo bassa si scalda un pochino, se siete fortunati sarà salita a 31°C, altrimenti rifate l’operazione di raffreddamento.
Quando il termometro vi dà 31/32°C il cioccolato è pronto da usare.

Prendete i vostri baci e tuffateli 1 o 2 alla volta dentro il recipiente del cioccolato temperato e scolateli con l’aiuto di una forchettina. 
Depositateli su un foglio di carta forno e lasciateli asciugare. 

I baci sono pronti da confezionare e regalare.
Non sono certamente perfetti, ma sicuramente deliziosi e sono stati apprezzatissimi

Grazie come sempre a MTC per la splendida opportunità che ci offre ogni mese e ad Annarita per la splendida proposta
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martedì 27 gennaio 2015

Happy Birthday Ale con la focaccia genovese

Oggi è il compleanno di una grande donna, che ci sa sempre sorprendere
Un compleanno che cade in un momento molto importante e particolare della sua vita e dei suoi cari c'è quindi bisogno di un regalo molto speciale.
Speciale come la sua attenzione nei miei confronti, deve volare per farle sentire la mia vicinanza

A riosa .............. come una sua splendida ricetta
U nica ............... perchè Ale è veramente speciale
G rande ............. come l'abbraccio che vorrei mandarle
U niversale .......  come la sua grande saggezza
R apida ............. deve volare per raggiungerla
I  nfinita ............ come la riconoscenza per la sua dedizione
Per festeggiarla ho pensato di preparare una ricetta favolosa che la rappresenta e mi parla di lei e della sua Genova ................... 
la sua focaccia genovese (la ricetta è quella di Ale)

Ingredienti per una teglia rettangolare di 40 x 30 cm circa

500gr di farina 0

300ml acqua (dai 280 ai 320ml)  

1 cucchiaino di malto 
10gr lievito di birra fresco
2 cucchiai d'olio extravergine

10 g di sale fino 

2 cucchiai di olio extravergine
mezzo bicchiere d'acqua (circa 50 ml)
una piccola manciata di sale grosso

Attivate il lievito in poca acqua tiepida, in cui avrete fatto sciogliere un cucchiaino di malto: coprite e fate riposare in luogo tiepido, fino a quando sulla superficie si formeranno le caratteristiche increspature. 

Setacciate la farina sulla spianatoia, aggiungete il lievito sciolto nell'acqua ed iniziate ad impastare, unendo gli altri liquidi: la variazione della quantità di acqua dipende dal potere di assorbimento della farina, che è sempre una variabile. Però, per esperienza, più la pasta è idratata, più la focaccia è buona. 
Fate così: iniziate impastando tutta la farina con 250 ml di acqua (compresa quella dove avete fatto sciogliere il lievito) e l'olio: quando avrete ottenuto un impasto liscio, aggiungete la restante acqua poco alla volta, continuando ad impastare. Con un po' di pratica, vi accorgerete al tatto quando il vostro impasto sarà idratato al punto giusto: tenete comunque presente che i 280 ml indicati sono una quantità ragionevole, per un impasto soffice. 
Il sale fino va nell'impasto: potete metterlo all'inizio della lavorazione, badando a che non entri in contatto diretto col lievito, durante oppure alla fine. L'importante è che non ve lo dimentichiate, perchè anche se la superficie è cosparsa d sale grosso, la pasta deve essere comunque sapida
Fare lievitare in una ciotola coperto per un’ora circa, quindi prendere l’impasto fare una piega senza sgonfiare troppo l’impasto, e mettere ancora a lievitare per circa 30 minuti.
Quando l’impasto sarà ben lievitato versarlo direttamente nella teglia ben unta d’olio d’oliva e incominciare a stendere delicatamente con la punta delle dita stirandolo per allargarlo, se l’impasto facesse troppa resistenza farlo riposare qualche minuto e quando sarà rilassato continuare a stenderlo.
Coprire e far lievitare fino al raddoppio.

Accendete il forno a 230 °C, modalità statica.
Passare tutta la superficie della focaccia facendo pressione con i polpastrelli creando le caratteristiche “fossette” , quindi spargere sulla superficie del sale grosso poi aggiungere mezzo bicchiere d’acqua a temperatura ambiente e irrorare con abbondante olio d’oliva

Infornare in forno caldo per 15 minuti circa.
A cottura avvenuta lasciarla raffreddare qualche secondo, poi staccarla dalla teglia


Servirla e gustatele …………………. è una vera delizia 
GRAZIE ALE 
Tantissimi Auguri
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lunedì 26 gennaio 2015

Canederli trentini per Mtc

Ieri in una splendida giornata si è svolta la 42a edizione della Marcialonga.

Per noi Trentini la Marcialonga non è una gara è la festa di due valli che si incontrano, lavorando assieme superando anche gli inevitabili ostacoli per poter accogliere gli atleti della granfondo, ma che cos'è esattamente ?

La Marcialonga è la più importante e famosa competizione di sci di fondo in Italia e si disputa sulle nevi delle Valli di Fiemme e Fassa in Trentino, l'ultima domenica di gennaio. Si parte dalla piana di Moena per poi risalire la Val di Fassa lungo la sponda destra del fiume Avisio fino a Canazei, quindi si torna indietro sulla sponda sinistra dell'Avisio e si scende lungo la Val di Fiemme fino a Molina di Fiemme. Qui, giro di boa per giungere in località "Cascata" dove inizia la salita finale fino all'arrivo in piazza a Cavalese, dopo aver percorso 70 km. 
La prima edizione della Marcialonga fu organizzata il 7 febbraio 1971: i quattro organizzatori fiemmesi che avevano creduto in quel progetto, si aspettavano cento partecipanti, ma ne arrivarono mille! Le prime 6 edizioni furono riservate ai soli uomini; a partire dal 1978 la maratona fondistica fu aperta anche alle donne. La gara si svolse nelle prime edizioni con la tecnica classica, la sola utilizzata all'epoca: in seguito si passò alla tecnica libera. 
Se il 1971 fu una data importante, il 2003 segnò una svolta: si decise di passare alla tecnica classica, non con poche ritrosie, perché in Italia non era una tecnica molto amata. Una tecnica che però permette anche di sfruttare meglio la larghezza della pista in una gara che vede alla partenza non meno di 5000 concorrenti. L’intuizione aprì le frontiere agli scandinavi, amanti di questa tecnica, che scesero in massa per partecipare alla Marcialonga e di cui oggi sono sicuramente le nazioni con più partecipanti.

Chi partecipa alla marcialonga lo fa con la gioia di mettersi in gioco prima di tutto con se stessi basta pensare ai 7700 partecipanti di ieri che vanno dal vincitore norvegese che ha tagliato il traguardo poco dopo le 11.00 percorrendo i 57 km* in 2h05'15'' anche al signore milanese classe 1948 arrivato alle 18.30 impiegando 8h28'48'' che orgoglioso di essere riuscito a concludere la gara è stato festeggiato dal folto pubblico ancora presente .................... ecco questo è lo spirito della marcialonga sempre attuale

I miei ricordi però corrono alle prime edizioni dove il giorno della marcialonga si trascorreva sempre a fare il tifo e a sostenere tutti i partecipanti senza distinzione di nazione. Il percorso era un po’ diverso e dopo Molina si saliva fino a località Predaia e poi partiva il salitone per arrivare a Cavalese e bisognava rincuorare chi arrivava stremato.
Una zia di mia madre abitava proprio a Predaia e ogni anno alla marcialonga ci aspettava. Noi ragazzi stavamo tutto il giorno lungo la pista, si cercava di scorgere il numero del pettorale da lontano, per poter avere il tempo di sfogliare la lista dei partecipanti e leggere il nome per poterlo incitare meglio o correre in casa a chiamare, chi si stava riscaldando, se era qualcuno della valle. In casa la zia aveva sempre la stufa accesa dove oltre ad asciugare guanti non mancava il brodo o il te caldo con cui si riempivano le termos per poter offrire qualche cosa di caldo ai fondisti. Si perché se i più bravi passavano verso le 11.00 tutti gli altri impiegavano tutto il giorno a passare e chi lo faceva dopo le 17.00 era veramente bisognoso di sostegno morale e di qualcosa di caldo.
A turno durante il giorno si entrava in casa per poter magiare qualche cosa o semplicemente per riscaldarsi ed asciugarsi un po', perchè gli anni in meteo non aiutava il tifo doveva essere ancora più caloroso
Oggi sicuramente sono tutti molto più preparati però la gioia e la festa delle valli non cambia, nessuno si sente abbandonato nel proprio sforzo.


“Marcialonga, crociata di uomini che si ribellano all’agonia della vita moderna”. La scritta che campeggiava su uno striscione nella prima edizione del 1971 è uno slogan decisamente attuale.


Un menù perfetto per la giornata della Marcialonga non poteva che essere canederli trentini in brodo
I canederli sono un piatto d'eccellenza per recuperare il pane raffermo ed è la conferma che spesso piatti nati da esigenze povere poi diventano delle vere delizie e devo ringraziare Monica per averli proposti per MTC ed aver permesso a tutti di fare ed apprezzare questo piatto

300gr pane raffermo (tipo spaccatina)
200gr latte
2 uova
150gr salumi misti a cubettini (coppa e lucanica stagionata)
1/2 cipolla tritata
1 cucchiaio prezzemolo tritato
1 cucchiaio di farina
1 cucchiaio pane grattugiato
sale pepe

brodo di carne (muscolo di manzo) per la cottura
grana grattugiato

Tagliare a dadini il pane raffermo e metterlo in una terrina.
Aggiungere al latte le uova e sbattere leggermente per amalgamare quindi aggiungerlo ai cubetti di pane, mescolare un po’ e far riposare per circa 30 minuti
Nel frattempo tritare la cipolla e tagliare a cubettini i salumi misti

Guardare il pane se ha ben assorbito il latte con le uova, deve essere morbido umido ma non troppo bagnato e aggiungere il prezzemolo, la cipolla e i salumi mescolare tutto bene cercando di distribuire tutti gli ingredienti uniformemente, 

quindi aggiungere la farina ed iniziare a compattare creando i canederli (delle palline) non troppo grandi che passeremo in un po’ di pane grattugiato per poi depositarli su un piatto
I canederli sono pronti per essere cotti
Prendere una pentola con del brodo, quando bolle tuffare i canederli

dopo circa 5-7 minuti quando vengono a galla saranno cotti e possono essere gustati.

Servirli in brodo con una bella spolverata di grana grattugiato

Grazie come sempre ad Mtc e a Monica per la scelta della ricetta e per avermi permesso di fare un tuffo nel passato

Note:
* il percorso della Marcialonga quest'anno è stato ridotto a 57km causa l'inverno pazzo che non avrebbe permesso sui 70km un innevamento perfetto
le notizie storiche sulla Marcialonga sono state prese dal sito ufficiale

#mtchallenge #mtc44


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